Avv. Bernardini De Pace su Ddl Pillon

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Se una Bernardini De Pace, non certo femminista, perché si è talvolta espressa anche a favore degli uomini, parla di maschilismo lampante nel decreto Pillon, vuol dire che stiamo tornando, se non ci decidiamo a ribellarci, all’oscurantismo.

Aggiungo solo due riflessioni all’articolo:

1. Il decreto da un punto di vista di ruoli genitoriali partorisce socialmente due ibridi. Come se i tempi paritetici volessero automaticamente dire esercitare bene la genitorialità. Come spesso accade nella realtà, costringere i bambini a un paritetico che a loro non interessa non è un buon principio di bigenitorialita’.
Non vuol mica dire che vogliono meno bene al genitore con cui trascorrono meno tempo o che questo genitore non può fare il genitore. Semplicemente essere genitore non è questione di tabelline di excel. Al contrario, non puntare sulle tabelline di excel, costringe a costruire la genitorialità della relazione e non della convenienza.
Molti padri infatti in caso di violenza, lottano per avere tempi e modi paritetici per poi di fatto trascurare i figli e fare solo per fare un dispetto a ex mogli. Meno probabili le madri che per miriadi di carichi tra famigliari ed extra famigliari, impazziscono per garantire ai figli incontri con amici e attività interessanti tra una lavatrice e l’altra.
2. Con il decreto si vuole andare verso una uguaglianza che uguaglianza non è e per una serie di motivi evidenti in termini di distribuzione dei carichi familiari e indipendenza economica.

Possiamo per favore ripartire dalle basi su chi è la mamma e chi è il papà? Quali sono le funzioni importanti di entrambi? Alla costruzione di una buona società non interessano i mammi e le mape. Servirebbero entrambe le figure in bolla con la propria identità.

E per piacere smettiamola di voler equiparare il padre alla madre attraverso le isterie di un genere maschile irrisolto e un po’ bisbetico che forse deve capire ancora un po’ cosa vuol dire la parola uomo.

Si parla sempre di rivoluzione femminile e identità femminile, come se fossero solo le donne ad avere bisogno di incontrarsi con se stesse e la propria identità.

Perché voi uomini vi sentite arrivati?

Ma fatemi il piacere. Molto spesso non sapete neanche chi siete. È proprio per questo, vi affermate schiacciando.

3. Per quanto riguarda il discorso degli operatori di mediazione, facciamo così: partiamo dalla convenzione di Istanbul e da un bel repulisti nei tribunali delle mele marce. In questo modo si farà una migliore prevenzione e si costruirà una società migliore. Cosa che dovrebbe essere anche per i giudici una priorità, salvo non siano corrotti o scarsamente evoluti in termini di umanità.

La rivoluzione facciamola pure, non indietro però.

#decretopillon #bigenitorialita #madre #padre #figli

2 pensieri su “Avv. Bernardini De Pace su Ddl Pillon

  1. Rispondo ricordando, per primo, che gli avv., specialmente quelli rinomati, sono in conflitto di interessi e quindi forse non dovrebbero essere i primi a dover esprimere opinioni in merito. Invece, sembra che ai media, specie quelli anti governativi, interessi solo la loro di opinione. Un po strano non crede?
    Secondo, la verità è che quale sia il reale interesse per figli di coppie separate non interesse a nessuno: né ai genitori che se li contendono per ragioni economiche, né ai giudici che ormai scrivono ordinanze in ciclostile cambiando solo i nomi, né agli avv. che hanno tutto l’interesse a mantenere alta la conflittualità tra le parti. In questo quadro desolante, non resta che affidarsi alle sempre più numerose ricerche scientifiche che evidenziano i benefici per la crescita psicofisica dei figli di un affido paritetico e i danni di un affido troppo sbilanciato. Quindi chi, come lei, si appella al supremo interesse dei figli dovrebbe innanzitutto richiamare tali dati, che non sono né maschi né femmina, prima di bollare come maschiliste certe proposte.
    Infine, basta col dire che i papà e le mamme non sono uguali, quasi a voler sottintendere che biologicamente le madri sono genitori più importanti, solo perché portano in grembo i propri figli e li allattano nei primi mesi (tra l’altro, cosa sempre più rara).

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    • La marcia indietro del Governo sul decreto mostra evidenze concrete sul fatto che il decreto non fosse accettabile così come era impostato. Vi sono differenze oggettive tra madre e padre che vanno riconosciute pur nell’ uguaglianza di diritto, per il bene dei bambini. Mi fa piacere che parli ad esempio di allattamento. Questo è un argomento che mi è molto caro e che meriterebbe molta attenzione. È vero che molte donne scelgono di non allattare. Anche in questo ambito manca informazione corretta, per cui a molte viene detto che non hanno latte, quando in realtà nella maggior parte dei casi si tratta solo di avere pazienza. È un discorso molto lungo che mette sul tavolo tante cose. Personalmente, per quanto riguarda i ruoli genitoriali, mi sento di essere tradizionale per alcune cose e aperta al cambiamento per altre. Sottrarre in nome della bigenitorialita’ bimbi in allattamento per soddisfare l’egoismo dei padri è fuori luogo se si riconosce il valore dell’allattamento nella costruzione del legame di attaccamento. Diversi sono invece i casi e le situazioni ove c’è una violenza. Se in questo paese non si comincia a differenziare, anche caso per caso, non ne usciremo mai. Non si possono costruire leggi a muzzo.

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