La nostra salute è vostra responsabilità

https://www.violenzadonne.com/quando-la-corda-della-trappola-diventano-i-figli/#comment-162

Continuo a sottolineare in maniera volutamente ridondante e fino a sfracellare le meningi dei sordi e degli idioti che le pressioni a cui una donna è sottoposta quando confondete una dinamica di violenza con l’alta conflittualità sono enormi, persistenti e divengono una forma di accanimento giudiziario.
Il fatto che facciate finta di niente in un ruolo di operatori di giustizia corrisponde ad avere una responsabilità e una colpa nella incidenza dello stress e della fatica nella salute psicofisica delle vittime che da codice penale dovreste al contrario tutelare.
Continuo anche a sottolineare che non tutte le separazioni hanno dinamiche di violenza alla base e che quindi trasformare questa problematica come una guerra tra i sessi non è utile né produttivo alla causa.
Qui il centro del problema è ‘quella relazione’ che soggiace a una dinamica di violenza.
I magistrati si devono assumere la responsabilità di imparare a discernere e non liquidare ad alta conflittualità tutto per comodo loro di ‘sedare i conflitti’.
Che tanto non solo il conflitto non lo sedano, ma al contrario non comprendendone la causa creano pasticci nella vita altrui,talvolta indelebili.

L’obiettivo di questi soggetti non è il bene dei figli, è recitare una parte funzionale a passare per i buoni mentre si comportano da bastardi.

Se i magistrati non cominciano a chiamare le cose con il loro nome, continueranno a essere deboli con gli stronzi e forti con le vittime.

Di queste inversioni di responsabilità tra vittime e aggressori, siete responsabili in maniera dolosa nel momento in cui a fronte di un oggettivo problema di prassi errate che vi vengono segnalate, seguite con indifferenza e menefreghismo.


umanesimonuovo. wordpress.com

“Se un Magistrato generalmente dà poco peso agli episodi di violenza segnalati dalla vittima, esiste una condizione in cui questi assumono connotati davvero irrilevanti: quando querelante e querelato si “contendono” uno o più figli.  Allora ogni grido di aiuto viene interpretato solamente come un goffo tentativo per infangare l’altro genitore. Eventualità, questa, che può senz’altro presentarsi, ma che non deve essere trasformata nell’alibi di ferro a favore del carnefice. Diciamo semplicemente che ogni caso è a sé e pertanto andrebbe valutata dettagliatamente ogni storia di violenza, senza l’influenza di pregiudizi o altre generalizzazioni. Purtroppo l’Autorità giudiziaria va ancora alla ricerca dell’aggressione fisica, sottovalutando tutti i segnali che la precedono e che talvolta costituiscono già di per sé una forma di abuso gravissima: la violenza psicologica. Nessuno dà importanza alle continue vessazioni in cui è costretta a vivere una donna che divide dei figli con un narcisista perverso o uno psicopatico, come se in virtù di quella malsana idea della “famiglia a tutti i costi”, essa sia costretta a subire in silenzio. Tutto ciò diventa lo scenario preferito dell’abusante, nel quale si muove abilmente e in modo sadico. La vittima si troverà così completamente sola, intrappolata nelle psicotiche e obbligate comunicazioni con l’ex partner. Dall’altra parte l’aguzzino avrà invece sempre una porta aperta per tenere il contatto e il controllo su colei che ritiene un suo oggetto.”

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